CAMERUN - Da sr. Rajamma
21/04/2009
Suor Rajamma condivide la sua esperienza tra il popolo "Mbororo - Nomade". " Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me". Mt 25,45.
È mio desiderio di cuore scrivere una piccola riflessione su questo gruppo di persone che si chiamano "MBORORO, " con cui entro in contatto ogni giorno e che dedicano la loro vita andando da un luogo ad un altro in cerca di buoni pascoli, per prendersi cura dei loro animali. E' sorprendente vedere, le donne di questo popolo che camminano per miglia e miglia con i grandi recipienti pieni di yogurt e latte fresco in bottiglia per vendere e comprare il necessario per loro.
Che privilegio! Abbiamo il latte fresco vicino alla porta ogni giorno! Loro sono molto amabili, affettuosi, semplici e attraenti nei modi di vestirsi e di acconciare i capelli. Sono uniche nelle loro danze. Il popolo Mbororo sono emarginati dalla società. Non sono accettati nelle scuole, negli ospedali e in altri luoghi pubblici. Quindi rimangono analfabeti, ignoranti e la gente abusa della loro bontà. Una vera forma di sfruttamento! Sono felici di venire da noi e sentono di essere accettati da noi. Parlano una lingua musicale che si chiama "Fulfulde" che è la lingua dei Musulmani e si identificano con loro, nonostante gli altri non accettino questo. "Fulfulde" è l'unica lingua comune con la quale i diversi gruppi e le etnie possano comunicare a vicenda. Quindi anche per noi missionari, questa è la sola lingua per comunicare con la gente, perché ci sono tanti diverse etnie e lingue.
JABBAMA, SANNU, JAM NA sono loro saluti che significano " Benvenuti, Buongiorno, Come stai" ecc... i giovani si sposano quando sono molto giovane e sono felici di avere tanti bambini! Si sono salvati dal pericolo della pianificazione di familiare dei nostri tempi.
Io andavo regolarmente a vistare le loro famiglie e così ho costruito un rapporto amichevole con loro.
Il dialogo costante con loro mi ha aiutato a conoscere di più le loro condizioni di vita. Quando sentono di essere amati, accettati, ti si avvicinano liberamente. La loro gioia è veramente grande, se tu parli con loro nella loro lingua. Ed è penoso vedere la loro situazione. In ogni caso io non ho voce qui, perché sono una straniera. I soldi non sono la prima necessità per loro, ma hanno bisogno di essere amati, accettati e curati in modo da far sentire loro la dignità di essere umano, creato dallo stesso unico Dio! La loro reale povertà è costituita dalla solitudine e dal senso di non essere accolti. È tratta una sfida per me e per i tutti i missionari fare qualcosa per queste persone affinché possano rendersi conto della loro dignità di persone.
Io invito a tutte le persone di buona volontà a venire e unirsi a me per lavorare fra questa gente. La sola cosa necessaria è esprimere l'amore che abbiamo per Dio; amare come Gesù ama, dare come Gesù dà e servire come Gesù serve. Siete Benvenuti! Io prego affinché possano essere confortata e sollevata dalla loro sofferenza questa sofferente umanità.
Sr. Rajamma Pudota
Camerun