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GUINEA BISSAU - Azione di grazie per gli anni trascorsi in Guinea Bissau

29/04/2009

26 anni di missione in terra di Guinea Bissau. È per me un'azione di grazie riandare a questo tempo. Grazie a Dio che mi ha chiamata: "Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi" (Gv 15,16) e mi ha inviata a questa Chiesa; e grazie a questo popolo che mi ha accolta e accompagnata fino qui.

Come mi risuonano veritiere queste parole di Gesù: "Non temete, sarò con voi fino alla fine"(Mt 28,20). Per me è sempre stato vero e l'ho sperimentato tutti i giorni della mia vita. Fin dal primo giorno, da quando nel luglio 1982 ho messo piede in terra di Guinea e percorrendo la strada verso la mia prima destinazione, Mansoa, mi sentivo piena di timore vedendo tanta gente, specialmente le donne, camminare con pesanti fardelli sulla testa e mi chiedevo: dove vanno? Sembravano pecore senza pastore. Col passar del tempo mi sono resa conto che quel camminare era cercare fortuna, lottare per avere vita. E il tempo passava in fretta e sempre più mi rendevo conto che lo Spirito Santo ci precede e prepara il terreno; infatti scoprivo continuamente quanti valori erano presenti in quel popolo, valori che ci aiutavano in preparazione al primo annuncio di Cristo. Ne accenno qualcuno: il senso dell'assoluto sempre presente e nel dolore come nella gioia, il senso della famiglia, della solidarietà, il rispetto per tutto ciò che è umano, la resistenza alla sofferenza: e in questo, che lezioni ci danno e come ne è stata irrobustita la mia fede! Il tempo è maestro e così è stato per me. Con i giorni che passavano mi sono bagnata nella realtà che mi circondava, grazie anche a un buon tempo vissuto più da vicino alla realtà quotidiana dei villaggi, quando con sr. Rosangela De Oliveira  rimanevamo proprio nella tabanca (villaggio) di Cossuba, un paio di giorni alla settimana, abitando con la gente. Questo è stata proprio la nostra iniziazione alla vita in Guinea e grazie anche a questo  abbiamo potuto penetrare più profondamente nella realtà della gente, scoprendo anche in mezzo a tanti valori realtà di miseria come mancanza di acqua, malattie, morte premature di bimbi a causa di malnutrizione, analfabetismo, difficile accesso alla salute e alla scuola per tanti bambini... come rispondere a questi bisogni?

Come Missionarie dell'Immacolata abbiamo cercato di rispondervi insieme alla popolazione, coinvolgendo la gente il più possibile, con pazienza, anche danzando al loro ritmo e usando della loro cultura: "Se bu sinta, sinta na sinta ku bo" (ti siedi, siediti, mi siedo con te), oppure: "Se na buliu costa, buli bu barriga" (se ti grattano la schiena, grattati la pancia), o ancora: "Pui mon Deus na Djudau" (metti mano, Dio ti aiuterà).

Insieme abbiamo sensibilizzato la popolazione alla necessità di costruire pozzi, latrine, orti, farmacie di villaggio (piccoli ambulatori), centri sociali per la formazione integrale della donna, scuole primarie... ImageTutto questo è stato possibile attraverso la catechesi, cioè incontri settimanali con la parola di Dio, le visite alle famiglie e partecipando a momenti e tappe particolari della loro vita come l'iniziazione (fanado), i funerali (tchur), i matrimoni (kissundi) e altro. Posso dire dopo queste esperienze quanto sia vero che l'incontro dell'uomo e della donna africana con la persona di Gesù è autentico nella misura in cui chi annuncia saprà accogliere prima di tutto ciò che l'africano è, con conseguente rispetto per quello che fa; e poi la parola di Dio è talmente liberante che cambia la mentalità e di conseguenza la vita...Gli esempi che potrei portare sono tantissimi, sia di persone che sono arrivate ai sacramenti e a formare famiglie veramente cristiane, e che adesso sono i nostri catechisti e animatori della comunità, sia di tanti che per motivi dottrinali non hanno potuto ricevere i sacramenti, se non col desiderio. Porto l'esempio di Caibai, un uomo che viene a conoscere il cammino di Gesù quando ha già una sua vita, come la religione tradizionale permette: due mogli, 10 figli, lui capo famiglia che può permettersi tutto, disporre, fare e disfare senza interpellare nessuno. Oggi, senza poter riceve i sacramenti, se non col desiderio, è missionario nel suo villaggio e vi dà la catechesi, come pure in altri due villaggi, Nhanfa e Man, due volte alla settimana. Lascia il suo lavoro e prende la bicicletta e va a leggere la parola di Dio, nonostante tanti lo prendano in giro dicendo che non ha voglia di lavorare. Io mi stupisco di come lo Spirito Santo sia presente in ogni persona aperta.  Questo tempo che il Signore e la congregazione mi hanno dato di condividere in Guinea Bissau è per me un dono grande, che ho vissuto dando e ricevendo: quindi grazie! Grazie anche a tanti amici che ci sostengono con la preghiera e, con tanti sacrifici, ci permettono di realizzare miracoli per poter realizzare il sogno di Dio, venuto perché tutti abbiano la vita e vita in abbondanza (Gv 10,10). 

Per un tempo breve mi trovo in Italia per condividere con questa Chiesa, attualmente in Sardegna, le ricchezze che ho ricevuto dalla madre Africa. Continuate la vostra amicizia e solidarietà perché la strada per la liberazione è lunga.

sr. Maria Mattiazzo

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